E’ possibile rifiutare una fattura elettronica B2B?

Con l’introduzione del processo di fatturazione elettronica tra privati, il legislatore ha voluto apportare delle differenze rispetto alla fatturazione verso l’amministrazione pubblica, un esempio lo troviamo nel caso del rifiuto della fattura da parte del cessionario committente.
Infatti, nel processo di fatturazione verso l’amministrazione pubblica, viene data la possibilità a quest’ultima di rifiutare la fattura nel caso sia discordante con quanto pattuito a monte tra il fornitore e l’amministrazione stessa o ci fossero degli errori nel contenuto. Transitando l’intero processo per il sistema di interscambio, in caso di rifiuto della fattura, al fornitore verrà recapitata una notifica di rifiuto attestante l’esito negativo del processo.
Al contrario, nel processo tra privati non è riconosciuta la possibilità di rifiutare la fattura elettronica ricevuta.
Nel caso in cui si riceva una fattura sbagliata o dai contenuti che potrebbero essere soggetti a contestazione, sarà necessario richiedere l’emissione di una nota di credito e la successiva fattura corretta. Il processo di correzione si svolge al di fuori del SDI: solo la nota di credito e la seguente fattura corretta transiteranno per il sistema di interscambio.
La fattura ricevuta e considerata errata dovrà essere registrata solo nel caso in cui l’operazione esista. Per esempio, se si riceve una fattura in merito ad una cessione di beni, dov’è contestato il prezzo indicato in fattura, oppure l’aliquota IVA applicata, la fattura andrà registrata in attesa di ottenere la nota di credito e la fattura corretta.
Se, invece, la fattura ricevuta rappresenta un’operazione soggettivamente o oggettivamente inesistente (l’operazione esiste, ma è stato indicato un cessionario errato, oppure l’operazione non esiste affatto) siamo di fronte ad un caso di fattura falsa che non dovrà essere registrata.
Nel caso in cui non si ottenga la correzione della fattura errata, il cessionario dovrà attivare la procedura prevista dall’art. 6, co. 8 del DLgs.471/97, ovvero entro 30 giorni dalla sua registrazione si deve trasmettere al SDI un documento integrativo in cui vengono fornite tutte le indicazioni previste dall’art. 21 del DPR 633/72, previo versamento della maggior imposta eventualmente dovuta. Si tratta dell’autofattura elettronica (e nel XML andrà indicato alla voce TipoDocumento TD20). Il cessionario che non regolarizza entro 30 giorni l’operazione è sanzionato col 100% dell’IVA, con un minimo di 250 euro.