Invio telematico dei corrispettivi, l’Agenzia delle Entrate dà delle specifiche

Dal 1 gennaio 2020 è entrato in vigore l’obbligo di invio telematico dei corrispettivi, ovvero lo scontrino elettronico. L’obbligo era partito da luglio 2019 per le realtà economiche con un fatturato annuo superiore ai 400 mila euro, mentre ora riguarderà le restanti aziende con fatturati inferiori, che dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate gli scontrini emessi nel corso della giornata.

Per i consumatori finali quest’obbligo, al lato pratico, non cambierà molto; gli verrà rilasciato al termine dell’operazione un documento che ai fini fiscali non è valido, ma permette di effettuare eventuali cambi di merce e certificare la data in cui si è effettuato l’acquisto ai fini della garanzia.

Quest’obbligo invece ha impattato molto nelle realtà degli esercenti, perché essi dovranno trasmettere i corrispettivi entro le tempistiche dettate dalla normativa onde evitare di incorrere nelle sanzioni previste.  Questa comunicazione potrà avvenire attraverso due canali: in maniera automatica, utilizzando un registratore di cassa riconosciuto oppure inserendo manualmente i corrispettivi sul portale dell’Agenzia delle Entrate, sfruttando la piattaforma realizzata dall’Agenzia.

Una maggiore analisi degli interventi realizzati in tema di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi definizione del nuovo obbligo è stata data con la circolare n. 3/E del 21 febbraio 2020, in cui l’Agenzia definisce le regole generali, per poi chiarire alcune criticità evidenziate dai contribuenti e operatori, interessati al nuovo obbligo.

La norma di riferimento (articolo 2, Dlgs n. 127/2015) prevede che i soggetti che svolgono le attività previste dall’articolo 22 del Dpr n. 633/1972, debbano inviare all’Agenzia delle entrate i dati degli incassi giornalieri delle cessioni dei beni e delle prestazioni di servizi rilevanti ai fini Iva. Ci sono però alcune eccezioni, infatti l’Agenzia in relazione alle esclusioni, precisa che gli operatori rientranti nel regime forfettario non sono di per sé esclusi dall’applicazione delle nuove regole, a meno che non svolgano attività esonerate, per il fatto che l’elemento decisivo è l’attività e non il soggetto.

Nella circolare, l’Agenzia ha voluto affrontare anche il tema riguardante le sanzioni, indicando che la mancata memorizzazione o trasmissione, o l’invio di dati incompleti o non rispondenti al vero, comportano l’applicazione delle sanzioni rispettivamente, al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro e chiusura temporanea dell’esercizio nelle ipotesi di quattro distinte violazioni in giorni diversi all’interno di un quinquennio (articolo 2, comma 6, del Dlgs n. 127/2015). Non verranno applicate sanzioni per il primo semestre di attuazione dei nuovi obblighi se il cedente/prestatore, avendo liquidato correttamente l’IVA, invia i dati entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

L’Agenzia ha poi precisato che memorizzazione e trasmissione costituiscono un unico obbligo di legge per documentare esattamente l’operazione e i relativi corrispettivi; pertanto la mancanza di uno solo di essi comporta l’applicazione della sanzione. Quindi, il soggetto che ha effettuato una corretta memorizzazione cui non segue la trasmissione è sanzionabile, così come lo è pure chi dopo una memorizzazione imprecisa invia regolarmente i dati. La circolare chiarisce infine che per omissione si intende anche il mancato rispetto dei termini previsti per la memorizzazione e/o l’invio dei dati, i quali devono ritenersi essenziali.