La Fatturazione Elettronica Europea 2020, cosa succederà?

Al momento, in Europa, la normativa mostra un quadro abbastanza disomogeneo poiché non tutti i Paesi dell’Unione Europea prevedono l’obbligo di fatturazione elettronica. Anzi, in alcuni casi, esso è limitato alle operazioni nei confronti della pubblica amministrazione. Infatti, per quanto riguarda i cosiddetti pagamenti B2B, la Francia applica la fatturazione elettronica solo alle grandi imprese, mentre Danimarca, Austria e Spagna lo utilizzano in modo più definito.

In realtà, per quanto riguarda specificamente la fatturazione B2B, il nostro Paese è stato preceduto dal Portogallo, che nel 2012 ha introdotto la e-fattura per tutte le transazioni, impiegandola efficacemente in chiave antievasione, ma in linea generale si può affermare che i Paesi europei non vedono nessun obbligo particolare per l’adozione della fatturazione elettronica europea, oppure, lo hanno introdotto limitatamente alle operazioni nei confronti della pubblica amministrazione.

La situazione generale è che nei Paesi europei:

  1. non per tutti esiste l’obbligo particolare di fatturazione elettronica
  2. oppure hanno introdotto (per lo più negli ultimi anni), un obbligo limitato alle operazioni nei confronti della pubblica amministrazione (per appalto e forniture)

Infatti, la legislazione europea prevede che la fatturazione elettronica, in tutti i Paesi, debba essere considerata un’opzione. Nei passaggi in cui la norma lo impone è previsto l’obbligo per gli appalti pubblici, con tutti i paesi che dovranno adeguarsi. Le norme europee prevedono che per introdurre l’obbligo, occorra chiedere una specifica deroga a Bruxelles: l’Italia è il primo Paese che è andato al di là dell’obbligo verso la sola Pubblica Amministrazione, estendendolo dal 2019 anche a tutte le transazioni tra privati (B2B), tanto che ha dovuto chiedere una deroga all’Europa per applicare tale normativa.

Per focalizzarci invece sulla fatturazione elettronica europea verso le amministrazioni pubbliche, è bene sapere che con la Direttiva 2014/55/UE “Fatturazione elettronica negli appalti pubblici” è stato elaborato un modello semantico dei dati delle fatture, che assicura l’interoperabilità tra fatture di Stati diversi con lo scopo di automatizzare l’elaborazione dei dati contenuti nella fattura. Questa introduzione normativa, ha fatto sì che dal 18 aprile 2019 sia vigente l’obbligo per le amministrazioni/enti aggiudicatori centrali di ricevere ed elaborare fatture nei formati Xml Ubl 2.1 e CII 16B, conformi alla norma tecnica europea EN 16931; tale obbligo andrà ad impattare su tutte le amministrazioni pubbliche poiché verrà esteso a ciascuna di esse, incluse quelle locali a partire dal 18 aprile 2020.

Per la fatturazione elettronica europea verso le amministrazioni pubbliche il formato più diffuso del CII, in particolare nella versione XML UBL, permette di adoperare oltre 60 documenti di business, supportando tutte le fasi del ciclo dell’ordine e semplificando le attività.

L’Italia ha applicato quanto indicato con la direttiva europea emanando il Decreto legislativo 148/2018, cui ha fatto seguito il provvedimento n. 99370/2019 dell’Agenzia delle Entrate con cui sono state approvate e definite le regole tecniche Core Invoice Usage Specification (CIUS) e le modalità applicative per la fatturazione elettronica negli appalti pubblici in Italia, nonché l’adeguamento richiesto per poter ricevere ed elaborare le fatture elettroniche composte secondo il nuovo standard e farle transitare attraverso il Sistema di interscambio.