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Per descrivere i concetti di selezione e scarto d’archivio, non si può prescindere dall’affermazione di Isabella Zanni Rosiello: «Che la distruzione faccia parte della conservazione è, al di là della paradossale e sconcertante contraddizione tra i due termini, elemento costante della tradizione archivistica e dell’esercizio del mestiere dell’archivista».Lo scarto in ambiente analogico consiste nell’eliminazione fisica dei documenti ritenuti non più necessari perché di carattere strumentale e transitorio. L’archivista è chiamato a fare una valutazione del materiale documentario tenendo presente la modalità di stratificazione del complesso archivistico. Valutazione finalizzata ad individuare quegli elementi che possono essere eliminati senza in alcun modo intaccare i nessi originari e le caratteristiche strutturali dell’archivio.
Il processo di consolidamento della memoria, che si traduce nella conservazione permanente della documentazione che può costituire in futuro fonte per la ricerca storica, può essere ostacolato dall’incapacità di dimenticare il superfluo, ovvero di conservare indiscriminatamente il materiale senza procedere periodicamente con la selezione degli elementi che possono essere eliminati.
Elio Lodolini ha definito lo scarto come “un compromesso fra l’esigenza teorica di conservare gli archivi nella loro integrità e i motivi pratici relativi al costo che implicherebbe il soddisfacimento di quella esigenza”. Una definizione senz’altro attuale se consideriamo che per “archivio” s’intende il complesso dei documenti, ma anche lo spazio fisico in cui tali documenti vengono conservati. Immagazzinare, accumulare, non significa dunque assolvere alla funzione di memorizzazione.
Alla luce di queste considerazioni, per la Pubblica Amministrazione e, in certa parte, per le organizzazioni private, l’operazione di scarto archivistico è un dovere per la tutela del patrimonio documentario e uno strumento per razionalizzare gli spazi, riducendo, in questo senso, le risorse, anche economiche, che sarebbero indispensabili per la conservazione indiscriminata, ripetitiva e disorganizzata dei documenti.
L’eliminazione di documenti di archivi pubblici, o di archivi privati per i quali sia intervenuta la dichiarazione di interesse storico, ai sensi dell’articolo 13 del D. lgs. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, è subordinata alla preventiva, vincolante autorizzazione della Soprintendenza archivistica, secondo quanto disposto dall’articolo 2, lettera d) del succitato Codice.
Il procedimento di scarto si articola nelle seguenti fasi. L’ente che chiede autorizzazione allo scarto è tenuto a redigere un elenco analitico della documentazione da eliminare, contenente:
L’elenco dei documenti proposti per lo scarto sarà inviato alla Soprintendenza a corredo della richiesta di autorizzazione firmata dal dirigente o altro responsabile dell’archivio.
Ottenuta l’autorizzazione, il richiedente può procedere con l’eliminazione della documentazione, avendo particolare riguardo alla documentazione contenente dati sensibili. La documentazione deve essere consegnata a una ditta specializzata, alla Croce Rossa italiana o ad altra organizzazione che ne garantisca la distruzione. Al termine del procedimento, la ditta rilascia un verbale di avvenuta distruzione degli atti che dovrà essere trasmesso alla Soprintendenza.
Per i soggetti privati i cui archivi non siano stati dichiarati di interesse culturale ai sensi del D. lgs. 42/2004, lo scarto può essere effettuato senza necessità di autorizzazione preventiva da parte della Soprintendenza archivistica. Rimane tuttavia mandatorio operare nel rispetto della normativa vigente, ovvero rispettando i tempi minimi di conservazione per ciascuna tipologia documentale.
In questo contesto, il nostro supporto consiste nell’analisi dell’archivio e dei tempi di conservazione applicabili, nella definizione di criteri di selezione chiari e documentati, nella predisposizione di elenchi di scarto e nella pianificazione operativa delle attività, inclusa la distruzione sicura dei documenti.
Ogni amministrazione pubblica è tenuta a predisporre un piano di conservazione, come previsto dall’art. 68 del DPR 445/2000 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa). Il piano di conservazione, fortemente connesso al piano di classificazione (titolario), è lo strumento per eseguire correttamente lo scarto dei documenti, indica per quanto tempo deve essere conservata ogni serie o tipologia di documenti prodotta nel corso dell’attività dell’ente.
Il piano di conservazione è un allegato al manuale di gestione documentale, pertanto sottoposto all’approvazione della Soprintendenza archivistica territoriale competente e pubblicato nella sezione “Amministrazione Trasparente” dell’ente. È importante tenere aggiornato questo documento e organizzare periodicamente attività di monitoraggio, sulla base di quanto in esso dichiarato, dei tempi di conservazione dei documenti nella fase di deposito, con l’obiettivo di selezionare il materiale che non è soggetto a conservazione illimitata e può essere proposto per lo scarto.
Un servizio professionale offre vantaggi concreti:
1. Consulenza Archivistica: Archivisti e archiviste esperti
2. Gestione delle interazioni burocratiche: supporto ai i clienti nelle relazioni/ comunicazioni con le Soprintendenza.
3. Sicurezza e Privacy: supporto ai i clienti affinché la distruzione del materiale avvenga nel rispetto della normativa
4. Ottimizzazione degli spazi: alleggerire gli spazi destinati all’archivio consente una gestione più corretta del patrimonio documentale, maggiore efficienza nel reperimento dei documenti, una riduzione dei costi legati alla gestione dei depositi.
Formazione professionale sulla gestione documentale
AREA TEMATICA: Strumenti di Certification Authority
AREA TEMATICA: Gestione Documentale, E-procurement
AREA TEMATICA: Documenti informatici; Conservazione Digitale; Formazione figure professionali.
“Dal 1981 risolviamo le problematiche aziendali più complesse con consulenze specializzate e formazione. Mettiamo al primo posto la qualità dei processi e la sicurezza delle informazioni.”
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